Da Pense E Maravee (n.58, ott.2006)
 

 

In questo numero incontriamo un gruppo assai particolare: è attivo da moltissimi anni a Gemona (ben 14) ma si è esibito live solo una volta. Perché? Per motivi "logistici" e perché vedono la musica come una passione personale; trovano realizzazione nella composizione dei pezzi tralasciando, quasi completamente, il lato "pubblico" ed economico che dalla musica può derivare. Hasses Warter; custodi dell'odio, così si chiamano e sono tre: Mauro Rossi è alla chitarra, Alessandro Cont al basso e Alberto Cont suona sia la batteria che la tastiera, come potrete capire la formazione non è la formazione "standard" di un gruppo Metal. Innanzitutto manca la voce, già perché gli HW compongono solo pezzi strumentali e, attraverso questi, descrivono la storia con la sola musica, lasciando all'ascoltatore la libertà di immaginare, di muoversi dentro il tema. Dico la storia perché dietro ognuna delle loro composizioni c'è, per l'appunto, un racconto, un testo, un’immagine, qualcosa di molto ben definito e chiaro nella mente del gruppo, qualcosa su cui la band compone, creando l'atmosfera in cui la storia si svolge. Anche solo guardando le copertine delle loro demo (ben 6) ci si accorge di questo, i disegni, le illustrazioni presenti e i titoli delle canzoni, che cambiano lingua (italiano, inglese, tedesco, friulano e, prossimamente, spagnolo) tutto serve a creare quell'atmosfera che il gruppo vuole trasmettere. Si sono formati nel 1992 con una formazione già allora atipica, (due chitarre, un basso e una batteria) e senza ispirarsi a nessun gruppo in particolare, si sono subito dati a un genere alternativo come il metal/gotico, per poi evolversi e discostarsi anche da questo creando una corrente musicale che loro stessi definiscono con l'aggettivo decadente. La loro seconda (Ausrotten!) e terza (Alla deriva nel non finito) demo, è stata recensita in maniera quasi entusiasta dalle riviste Flash e Metal Shock, su quest'ultima in particolare il loro album ebbe un tale successo che la recensione fu pubblicata per tre numeri di fila e gli venne assegnato il massimo dei voti. Questo diede agli HW una certa notorietà che li portò a ricevere numerose richieste (provenienti da tutta italia) della loro demo. Il loro quarto album fu una svolta, in quanto le due chitarre elettriche vennero sostituite da chitarre acustiche, portando quindi la musica su un timbro classico pur mantenendo le ritmiche metal. Le sei canzoni dell'album furono sviluppate su sei diversi disegni, poi inseriti all'interno del cd al fine di aiutare ancora di più l'ascoltatore a comprendere le parole di una musica senza voce. Il quinto album è dedicato a una storia che è molto vicina a Gemona, La cjase dai cuarvas. È questo l'unico album che è stato proposto in concerto, ma non in un classico concerto, bensì in una una rappresentazione musicale della leggenda popolare accompagnata da contributi recitativi, scritti dagli stessi HW. Il loro ultimo album si intitola Tommy Atkins - Rebirth ed è una metamorfosi personale del gruppo trasposta in uno scenario della Grande Guerra. La particolarità di questo album è data dal fatto che una delle due chitarre (quella di Davide Seravalli) lascia il gruppo, stimolando così gli HW a modificare completamente il loro modo di comporre. Alberto si occupa ora sia delle tastiere che della batteria e i suoni vengono registrati separatamente per poi essere uniti e valutati nell'insieme. Questo nuovo modo di comporre impedisce agli HW di esibirsi live ma se volete ascoltarli potete accedere al loro sito internet www.hasseswarter.com e scaricare gratuitamente tutte le loro demo.

Sergio Gollino

 

 
Da www.musicologi.com su Tommy Atkins - Rebirth (02/10/2004)
 

 

Io adoro gli Hasses Warter! Non potrebbe essere altrimenti! Questo gruppo gemonese si presenta con la sesta fatica “Tommy Atkins” e io ricordo a chi legge che gli H.W. sono l’unico gruppo italiano ad essere stato recensito per ben tre volte consecutive, e con il massimo dei voti su una delle testate metal più importanti d’Italia (Metal Shock per chi non l’ha capito). Sono felice di constatare come questa “misteriosa” formazione sia in continua evoluzione. Questo lavoro si contraddistingue dai predecessori per un uso molto maggiore delle tastiere. Sentite Disperate Struggle per farvi un’idea di come Alberto suoni batteria e tastiere! Devo dire che la band si è spostata decisamente verso il prog-metal per complessità di composizione ed esecuzione. Numerosi assoli e vari e ben strutturati cambi di tempo fanno si che questo cd si faccia ascoltare con attenzione ed interesse. Per certi passaggi mi hanno ricordato molto gli In Flames del glorioso “The aster race” ed i Samael di "Infinity". Il punto di forza che da sempre contraddistingue gli Hasses Warter è l’innata orginalità della proposta e il fatto di essere sempre un passo avanti rispetto agli altri nel medesimo genere. Sono più che convinto che se questo combo fosse scandinavo o tedesco, sarebbe una delle punte di diamante della scena! Ma si sa come va in Italia in fatto di musica… Bravi come sempre!

(Adriano)

 

 
Da www.musicologi.com su La Cjase Dai Cuarvas
 

 

Hanno un nome tedesco, ma sono di Gemona, incidono demotapes dal 1993 e non si sono mai visti live, davvero misteriosi questi Hasses Warter che con questo Cd ci offrono 21 minuti di sana musica metal strumentale con delle chitarre distorte, a volte assimilabili direttamente alla tradizione black metal scandinava. Se nel loro demo precedente, "Nella selva oscura", avevano rinunciato ai suoni distorti per produrre un disco intero con le chitarre classiche, con "La cjase dai cuarvas" ritornano al vecchio sound potente che li ha sempre caratterizzati fin dai tempi del primo "Seeles Verschlinger", questa volta arricchito da una maturità compositiva che sembra accrescersi di demo in demo. A parte L'ultin incuintri, pezzo dal suono classicheggiante che ha quasi il compito di riportarci nell'atmosfera medievale a cui fa riferimento la leggenda gemonese che dà il titolo a questo lavoro, i restanti brani sono caratterizzati da un suono chitarristico potente sorretto da una precisa sezione ritmica. Ed è così che ci viene narrata dagli Hasses Warter la leggenda della "Cjase dai cuarvas": un susseguirsi di frasi distorte tratteggiano L'afiet tradît ed Il sanc di iei, un basso introduce il primo lento andamento della Fughe tal nèri dal bosc che poi l'alternarsi dei controtempi rende incerta mentre, a giudicare dall'ammasso di note, sembra che il nostro sconosciuto protagonista abbia una breve e Strane vision. Ritmi accentuati in levare, arricchiti di svisate sui bassi sottolineano il Solitari nascondiglio sul monte (Glemine, no?) e poi un arpeggio pulito, L'ultin respir. Il racconto sta per teminare, così l'avvicendarsi di note distorte ci indica l'arrivo di una Niule di ucei neris, e, in conclusione, La cjase dai cuarvas, dalle cui finestre fuoriesce un misterioso arpeggio di pianoforte. Sì, misterioso come i suoi autori, gli Hasses Warter, un gruppo davvero abile nel reinterpretare con il suono potente una storia che ha più di 1000 anni! Davvero un disco ben suonato e ben ideato che consiglio tanto agli amanti del mondo metal, quanto a chi, privo di pregiudizi contro il "mondo distorto", ama i lavori legati alla nostra tradizione.

(Piero)

 

 
Da METAL SHOCK n.219 (jul.1996) su Alla Deriva Nel Non-Finito:
   

Definirei questo nuovo lavoro degli HASSES WARTER un capolavoro di espressionismo musicale, una magniloquente rappresentazione di stati d'animo, sensazioni, atmosfere che si snodano lungo un'angosciante deriva dal nulla verso l'infinito. Cerco di immaginare i pensieri che potrebbero affliggere un cosmonauta che a seguito di un incidente spaziale sia stato catapultato inesorabilmente verso il non-finito: è un qualcosa che mi induce paradossalmente claustrofobia. Gli HASSES WARTER mi aiutano con questo concept a capire, quasi a vivere l'incubo di questo viaggio senza ritorno, raccontandomi con la destabilizzante armonia dei loro intrecci sonori il mistero della fine spazio-temporale della realtà tangibile. Ma cosa c'è oltre l'infinito? È l'apoteosi del doom: le culture musicali più avanguardiste confluiscono in esso per esplodere nell'astrazione sonora di questo unico grande flusso di coscienza. Sorge un angosciante pensiero: siamo circondati dal nulla ed in esso sprofondiamo inesorabilmente...

(arc)

 

 
Da METAL SHOCK n.185 (feb.1995) su Ausrotten:
   

Le oscure narrative riguardo all'inquisizione medioevale del cattolicesimo hanno sempre affascinato milioni di persone in tutto il mondo. Chi di voi non ha almeno una volta posato l'occhio su una copertina polverosa e consumata dalle scritte gotiche e con una vergine di ferro in primo piano? Quanti dei nostri lettori hanno resistito alla tentazione di correre al cinema per divorare con gli occhi l'ennesima storia di streghe voluttuose finite poi immancabilmente sul rogo? Ebene, se tutto questo dovesse essere accompagnato da una colonna sonora adeguata questa sarebbe AUSROTTEN, ossia il secondo demo di quattro friulani appassionati di leggende, riti oscuri e regni misteriosi. Dieci pezzi tutti strumentali registrati bene, nonostante i mezzi modesti e che colgono nel segno: toccano il cuore e l'anima di chi... ce l'ha!

(mu)

 

 
Da FLASH n.72 (gen.1995) su Ausrotten:
   

Thrash-epic-doom penso che sia il modo migliore per descrivere il sound degli HASSES WARTER, ma ciò che più colpisce è il fatto che i brani siano completamente strumentali e di ispirazione medievaleggiante. Ma non tutto riesce alla perfezione, proprio perchè i pezzi essendo strumentali avrebbero bisogno di una registrazione un pizzico più pulita. L'idea è comunque interessante ed alcuni episodi tipo "Nel nome del crocifisso" e "La seduzione dell'Innocente" finiscono per ammaliare, anche se accanto ai bei riffoni non sarebbe stato male qualche assolo in più. Il gruppo ci sa fare... ne sentiremo delle belle!

(FL)